Mulattiere e creuze: due mondi diversi della viabilità pedonale ligure

Le mulattiere e le crêuze raccontano una Liguria costruita attraverso il lavoro e gli spostamenti quotidiani. Prima di diventare percorsi escursionistici, collegavano borghi, campi, mercati e territori lontani. Scopriamo come riconoscerle, quali funzioni svolgevano e perché la loro conservazione riguarda anche il futuro del paesaggio ligure.

Le strade di una Liguria che camminava

Chi percorre i sentieri della Liguria incontra spesso tracciati molto diversi dalle moderne strade.

Alcuni attraversano il bosco seguendo pendii e dorsali, altri salgono fra muri di pietra e terrazzamenti coltivati. Talvolta il cammino si sviluppa su un fondo di ciottoli, talvolta su lastre di pietra, gradoni o semplice terreno battuto.

Sono percorsi che oggi associamo spontaneamente all’escursionismo, ma che sono nati per rispondere a esigenze profondamente differenti.

Per secoli, prima della diffusione delle strade carrozzabili e dei mezzi di trasporto motorizzati, gran parte degli spostamenti quotidiani avveniva a piedi o con l’impiego di animali da soma.

Dovevano essere raggiunti i campi, trasportati i raccolti, condotte le merci ai mercati, collegati i borghi alle vallate vicine e assicurati i rapporti fra la costa e l’entroterra.

Le vie storiche non erano quindi infrastrutture destinate al tempo libero: costituivano una componente essenziale dell’organizzazione economica e sociale.

Fra i loro nomi più familiari troviamo mulattiera e crêuza, due parole che appartengono alla storia della viabilità ligure, ma che non sono perfettamente equivalenti.

Comprenderne il significato permette di osservare il territorio con maggiore attenzione e di riconoscere nei sentieri qualcosa di più di un semplice collegamento fra due punti.

Mulattiere e crêuze: che cosa significano questi nomi?

La mulattiera: una strada costruita per persone e animali da soma

Il termine mulattiera deriva dalla funzione storica di queste vie: consentire il transito dei muli e di altri animali da soma, impiegati per trasportare materiali, prodotti agricoli e merci.

Una mulattiera non era necessariamente una strada larga, pianeggiante o completamente pavimentata.

Doveva piuttosto permettere, nei limiti imposti dalla morfologia, un passaggio praticabile per gli animali carichi.

L’andamento del tracciato, la larghezza, i tornanti, il fondo e gli eventuali gradoni dipendevano dalla natura del terreno, dalla frequenza d’uso e dalle risorse disponibili per la costruzione e la manutenzione.

Nei tratti maggiormente soggetti a usura, alla pioggia o all’erosione potevano essere impiegati ciottoli e pietre, mentre altrove era sufficiente un fondo naturale stabilizzato.

Molte mulattiere collegavano centri abitati, valichi, pascoli, castagneti, mulini e mercati. Alcune facevano parte di itinerari di più ampia percorrenza, attraversati da merci e persone provenienti da territori differenti.

La mulattiera va dunque riconosciuta soprattutto attraverso la sua funzione storica di collegamento e trasporto.

La crêuza: una parola ligure che racconta il paesaggio

La parola crêuza, spesso scritta anche creuza e italianizzata in crosa, appartiene al patrimonio linguistico ligure, in particolare genovese.

Indica tradizionalmente un viottolo o una via di collegamento, spesso in pendenza, che attraversa il territorio fra abitati, campagne, giardini e versanti collinari.

Nell’immaginario del Genovesato, la crêuza è frequentemente associata a un percorso stretto, delimitato da muri, talvolta pavimentato con ciottoli e mattoni, che sale dal fondovalle o dalla fascia costiera verso le colline.

Questa immagine è rappresentativa, ma non esaurisce la varietà delle vie storiche locali.

Non tutte le crêuze hanno la stessa pavimentazione, la stessa larghezza o la medesima origine. Né tutti i percorsi chiamati così sono esclusivamente pedonali nella loro storia.

Inoltre, non esiste una contrapposizione assoluta fra crêuza e mulattiera: una crêuza può essere anche una mulattiera, quando la sua funzione e le sue caratteristiche consentivano il passaggio degli animali da soma.

La distinzione più utile è quindi questa: mulattiera descrive principalmente un impiego della via, mentre crêuza richiama una denominazione locale profondamente legata alla cultura e alla forma del paesaggio.

Due parole, molte sovrapposizioni

Sarebbe scorretto affermare che le mulattiere attraversano soltanto le montagne e le crêuze si trovano esclusivamente vicino al mare.

Le reti storiche non rispettavano confini così rigidi.

Percorsi con caratteristiche simili potevano trovarsi in contesti differenti e ricevere nomi diversi secondo gli usi locali.

Anche le denominazioni attuali possono riflettere trasformazioni avvenute nel tempo.

Per comprendere un singolo tracciato occorre quindi considerarne la storia, la funzione, le caratteristiche costruttive e il rapporto con gli insediamenti circostanti.

Una rete nata dal lavoro e dagli scambi

La viabilità storica ligure è strettamente connessa alla conformazione della regione.

Fra la costa e le principali dorsali montuose si succedono valli, versanti ripidi e crinali. Per collegare gli insediamenti e attraversare il territorio era necessario adattare i percorsi alla morfologia.

Le vie potevano risalire un fondovalle, seguire un crinale, superare un valico oppure collegare direttamente nuclei abitati separati da forti differenze di quota.

Non tutte avevano la medesima importanza.

Alcune servivano prevalentemente i campi e i pascoli. Altre garantivano collegamenti fra paesi o costituivano segmenti di percorsi commerciali estesi.

Dalla costa all’entroterra

Le comunicazioni fra il litorale e le valli interne hanno avuto grande importanza nella storia economica ligure.

Le merci potevano essere trasportate lungo itinerari terrestri che mettevano in relazione porti, mercati e territori posti oltre lo spartiacque.

Il sale rappresenta uno dei prodotti storicamente associati a questi scambi, ma non era l’unico: circolavano anche alimenti, manufatti, materie prime e merci legate alle esigenze dei diversi territori.

La denominazione via del sale, tuttavia, non deve essere interpretata come prova che un qualsiasi sentiero così chiamato oggi coincida integralmente con un antico itinerario commerciale.

Per ricostruire la funzione e il percorso effettivi di una via storica occorrono riscontri documentari, cartografici e, quando disponibili, archeologici.

Le strade della vita quotidiana

Accanto ai collegamenti di maggior percorrenza esisteva una rete minuta, indispensabile per il lavoro delle comunità locali.

Attraverso queste vie si raggiungevano terrazzamenti, oliveti, vigne, boschi e castagneti.

Si trasportavano attrezzi e raccolti, si conducevano gli animali e si mantenevano relazioni fra nuclei abitati, case sparse e luoghi di lavoro.

In un territorio dove la disponibilità di superfici pianeggianti è limitata, l’accessibilità dei terreni ha contribuito a determinare l’organizzazione degli insediamenti.

Una crêuza che oggi appare pittoresca poteva essere, per chi abitava nei dintorni, una strada percorsa più volte al giorno.

Questa differenza di prospettiva è fondamentale: ciò che oggi osserviamo come patrimonio storico è stato, per generazioni, una parte ordinaria e necessaria della vita.

Le pietre raccontano come si costruiva una strada

Una mulattiera o una crêuza non è soltanto un tracciato inciso nel terreno.

Nei percorsi storici conservati si possono riconoscere soluzioni costruttive elaborate per affrontare problemi pratici: pendenza, stabilità del fondo, smaltimento dell’acqua e contenimento dei versanti.

Pavimentazioni e materiali

I materiali utilizzati dipendevano dalla disponibilità locale, dalla funzione del percorso e dalle tecniche costruttive adottate.

Si incontrano superfici in ciottoli, lastricati, gradoni e tratti in terra battuta.

In alcune crêuze del Genovesato è caratteristica la combinazione fra una fascia centrale e superfici laterali realizzate con materiali differenti, come mattoni, pietre o ciottoli.

Non è però opportuno considerare questa soluzione uno schema universale.

Le pavimentazioni storiche sono il risultato di tradizioni locali, successive manutenzioni e modifiche intervenute anche a distanza di molti anni dalla costruzione originaria.

Pendenze e gradoni

Quando una via affronta un versante ripido, la sua realizzazione richiede compromessi fra lunghezza del percorso e pendenza.

Curve, tornanti e gradoni permettevano di superare differenze di quota e, nei tratti opportunamente progettati, di agevolare il transito.

Per i percorsi utilizzati dagli animali da soma era particolarmente importante la sicurezza dell’appoggio.

Le caratteristiche dei gradoni e della pavimentazione potevano essere adattate anche a questa esigenza.

L’acqua: una delle principali sfide costruttive

Un percorso in pendenza può trasformarsi durante la pioggia in una linea preferenziale per il deflusso dell’acqua.

Senza soluzioni adeguate, il ruscellamento può asportare il terreno, danneggiare la pavimentazione e compromettere la stabilità della via.

Per questo, nei manufatti storici possono comparire pendenze trasversali, canalette e altri accorgimenti di drenaggio.

Osservare questi particolari permette di comprendere quanta attenzione fosse dedicata alla durata dell’infrastruttura.

Anche oggi l’acqua continua a essere un elemento determinante per la conservazione delle vie storiche.

Muri, fasce e rapporto con il territorio

Molte crêuze e mulattiere attraversano paesaggi terrazzati.

I muri di sostegno, i confini dei terreni e le opere di contenimento contribuiscono a definire uno spazio costruito nel quale il percorso assume un ruolo centrale.

Le caratteristiche della strada non possono quindi essere separate da quelle del paesaggio circostante.

La via permette l’accesso ai terreni; i muri stabilizzano i versanti; la manutenzione di entrambi contribuisce a preservare un sistema complesso.

Quando l’uso agricolo diminuisce e la manutenzione viene meno, l’equilibrio può progressivamente deteriorarsi.

Dalle strade del lavoro ai percorsi escursionistici

La trasformazione economica e sociale della Liguria ha cambiato profondamente il ruolo di queste antiche infrastrutture.

La diffusione della viabilità moderna, il mutamento delle attività agricole e lo spopolamento di alcuni territori interni hanno ridotto l’utilizzo tradizionale di numerosi percorsi.

Alcune vie sono state adattate a nuove funzioni. Altre sono rimaste in uso soltanto per raggiungere abitazioni o terreni.

In diversi casi l’abbandono ha favorito l’avanzata della vegetazione, il deterioramento delle pavimentazioni e la perdita della continuità del tracciato.

Alcuni collegamenti sono scomparsi o sono stati inglobati nelle trasformazioni urbanistiche.

Una parte di questa rete, tuttavia, costituisce oggi un patrimonio prezioso per l’escursionismo.

Camminare lungo una mulattiera storica significa spesso seguire un percorso formatosi attraverso secoli di necessità, conoscenze pratiche e interventi successivi.

L’esperienza escursionistica può così diventare anche una forma di lettura del territorio.

È però importante evitare un equivoco: il valore storico di un percorso non garantisce che esso sia attualmente accessibile o sicuro.

Una via antica può essere interrotta, dissestata, ricoperta dalla vegetazione o soggetta a limitazioni di accesso.

Prima di programmare un’uscita occorre verificare la situazione attraverso fonti aggiornate e riferimenti locali attendibili.

Un patrimonio da conoscere e conservare

La conservazione delle vie storiche riguarda elementi diversi.

Vi è innanzitutto il tracciato, con la sua continuità e il suo rapporto con gli insediamenti.

Vi sono poi i manufatti: pavimentazioni, gradoni, muri e opere di drenaggio.

Infine esiste un patrimonio meno evidente, fatto di nomi, memorie, pratiche e conoscenze tramandate dalle comunità.

Perdere una crêuza non significa soltanto perdere un passaggio.

Può significare cancellare una testimonianza del modo in cui un territorio era abitato, coltivato e attraversato.

La manutenzione non coincide con la modernizzazione

Gli interventi necessari per rendere utilizzabile o conservare una via storica devono tenere conto del suo valore culturale e paesaggistico.

Sostituire indiscriminatamente una pavimentazione antica con materiali contemporanei può alterare caratteristiche che costituiscono parte integrante del manufatto.

In contesti sottoposti a specifiche tutele paesaggistiche possono essere previste prescrizioni puntuali sui materiali e sulle modalità di ripristino.

La scelta degli interventi deve quindi competere a soggetti qualificati, nel rispetto della normativa applicabile e delle caratteristiche storiche del luogo.

Il ruolo di chi cammina

Gli escursionisti non possono sostituirsi agli enti responsabili della manutenzione e della tutela, ma possono contribuire a una fruizione più consapevole.

È importante evitare di danneggiare pavimentazioni e muri, non alterare i manufatti e rispettare proprietà e attività presenti lungo il percorso.

Anche l’osservazione ha un valore.

Riconoscere una canaletta, una vecchia pavimentazione o un muro costruito con tecniche tradizionali permette di comprendere meglio ciò che si attraversa.

La segnalazione di situazioni di degrado o interruzione agli enti competenti può contribuire a migliorare la conoscenza dello stato dei percorsi.

Camminare nella storia senza smettere di guardare il presente

La Liguria è un territorio nel quale natura e presenza umana si intrecciano continuamente.

Un sentiero fra gli alberi può essere ciò che resta di una strada commerciale. Una salita fra gli orti può conservare il tracciato di un antico collegamento rurale. Una pavimentazione ormai consumata può raccontare generazioni di passaggi quotidiani.

Non occorre trasformare ogni escursione in una lezione di storia per cogliere questi aspetti.

È sufficiente imparare a osservare con attenzione.

Dove conduceva questa via? Perché segue proprio questo versante? Chi aveva necessità di percorrerla? Quali attività collegava? Perché sono stati costruiti quei gradoni o quei muri?

Sono domande che modificano il nostro modo di interpretare il paesaggio.

Mulattiere e crêuze non sono soltanto due nomi appartenenti al passato. Sono testimonianze di una cultura del territorio che continua a vivere nelle forme delle strade, negli insediamenti e nelle possibilità di percorrenza odierne.

Conoscere queste vie significa comprendere meglio la Liguria e riconoscere che molti dei sentieri di oggi sono stati, prima di tutto, le strade della vita quotidiana.

Fonti e approfondimenti

Progetto e coordinamento editoriale:
Federazione Italiana Escursionismo
Comitato Regionale Liguria

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